Ampi spazi - Famiglia Galiano

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Ampi spazi


Ampi spazi e prime avventure negli anni '50


Anni 50 del secolo scorso. Periodo di lenta ripresa economica dopo l’evento bellico. Allora con i primi risparmi alcune famiglie cominciavano a farsi una casa più ampia e con un bagno decente. Cominciò così il periodo in cui il centro storico di Oria, i cui contorni erano stati già travalicati negli anni ’20, furono intensamente interessati a nuove costruzioni. Fatta una nuova circa moenia, negli anni ’70, si diede mano alla spropositata estensione abitativa nella ex zona agricola, tanto che ora, paradossalmente, il mio palazzo poggia su una ex campagna con casolare in cui andavo a villeggiare nel 1954. 
Negli anni ‘50 il rione Paolotti ebbe la massima espansione abitativa e lo zio Michele, esperto maestro muratore, volle costruire la sua casa in quella zona, alle spalle del colle Iris, detto anche Impisi. 
Quella casa l’ho vista “crescere“ perchè andavo a trovarlo durante il suo lavoro extra, spesso trovavo i cugini Gianni, Pino e Tonino, con i quali giocavo durante i pomeriggi assolati. 
Quella era una casa costruita con le proprie mani e con tanti sacrifici, (allora i blocchi di tufo venivano squadrati uno per volta!): le volte erano “a stella”, un cortile dava luce alle stanze interne, un ampio scantinato dalla volta a botte, di cui conservo una foto durante la costruzione, connotavano questa nuova casa che a differenza di quella del centro storico sembrava una reggia. 
Una casa eretta con criteri tradizionali, destinata a durare nel tempo, per giunta le fondamenta poggiavano su basi solide del colle, dal caratteristico carparo color cammello, un tipico calcare compatto tipico del territorio salentino, una volta sommerso dalle acque. 
Finalmente lontani dal centro storico, fatto di strade lastricate, strette e irregolari, ci vedevamo proiettati in spazi ampi con poche case, campagne verdeggianti, terra, terra…, strade abbozzate con terra battuta, strade tutte per noi. 
Nelle vicinanze della casa vedevi campagne coltivate a vite, a seminativo e a fave. Le fave novelle…delizia del palato appagato durante qualche furtiva visitina che facevo con il cugino Gianni, mio compagno d’avventura. 
Quella zona ci regalava spazi immensi, favoriva in noi il movimento e ci sollecitava a fare nuove conoscenze. Quindi si giocava tranquilli, e non mancavano le occasioni per fare delle escursioni avventurose, delle scoperte. Una delle prime scoperte fu quella di trovare con nostro grande stupore, delle lumache con la panna: bastava scavare per pochi centimetri nella terra lungo il carparo affiorante. 
Un’avventura esaltante fu la scoperta, per noi, di una galleria, sotto il colle adiacente, servita (lo sapemmo dopo alcuni anni) come rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale: era buia, interminabile, alla cui estremità una fioca luce illuminava un foro verticale, almeno 5 metri di diametro e alto un trentina di metri, che immetteva aria e luce; ma per arrivarci in fondo, quanta paura e quanti tentativi! 
Un’altra strana esperienza, soprattutto dei miei cugini - io ho assistito qualche volta, divertito - era quella di mettere in mezzo alla strada principale, quella che portava a Francavilla, qualche pacco pieno di stracci, ma ben confezionato dall’esterno, per vedere la reazione degli automobilisti: alcuni si fermavano, lo prendevano e lo portavano via!




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