Famiglia Galiano


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Vicino alla casupola della zia

+ Scampoli di vita...




Vicino alla casupola della zia Teresina…


La sera, chi seduto sulle panche, chi sui sedili di pietra, chi sulla nuda terra, ci si raccoglieva tutti vicini alla casupola della zia Teresina. I volti, illuminati dal chiarore delle stelle o dalla luna piena: non si doveva sprecare il petrolio del lume. La conversazione verteva soprattutto sui ricordi: si rivangava il passato, come si fa con la coltivazione della terra, quando la zappa, penetrando in essa, la rimuove per dare respiro e per portare alla superficie la sostanza per il nuovo seme. I nonni morti tornavano tra di noi e con loro le loro ansie, i loro sacrifici, le loro gioie: tutto il loro vissuto, impresso nella memoria dei parenti.
I ricordi erano le preghiere del gruppo, da cui attingere forza per continuare ad affrontare la vita, fatta di stenti, di rinunce, di fatica.
Eppure era strano: nessuno era preso dalla disperazione, dall’invidia che scaturisce dal confronto con le situazioni fortunate degli altri. Rassegnazione? No. Accettazione del nostro stato di cose. La rassegnazione intristisce, incupisce gli animi. E noi tutti non eravamo affatto tristi.
Dopo i ricordi-preghiere, qualcuna delle mie cugine accennava a qualche motivo di canzone popolare. Un’altra voce si accostava alla prima e poi man mano tutte le altre. Il canto sgorgava limpido, naturale ed era accompagnato dalla chitarra di mio padre. Era il momento dei “cunti”, tramandati di generazione in generazione dalla cultura orale popolare. Noi ragazzi, avvolti dalle parole delle favole, ci acquietavamo e la quiete ci portava il sonno: dormivamo chi con la testa sulle gambe dei parenti, chi con il capo reclinato sulle proprie.



ELIO







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