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UNA GRU PROVVIDENZIALE.
Michele Spina mi ha raccontato un aneddoto simpatico che voglio farvi conoscere. “Si era in campagna a villeggiare. Poteva essere novembre (allora ci si trasferiva a Oria prima dell’Immacolata). Ricordo che un giorno mi trovavo nella vicina campagna di zio Peppino ( Giuseppe Galiano, fratello di mia madre Teresina, vigile urbano – per gli approfondimenti v. nel sito di famiglia, settore 5 dell’albero genealogico), e giocavo con i miei cugini.
Ad un certo punto vedemmo volare in alto un uccello grande, una gru, che con il suo cru-cru girava nei dintorni in cerca di cibo. Poteva pesare un 5 chili.
Avvertimmo lo zio, il quale entrò di corsa in casa, prese il moschetto semiautomatico che deteneva regolarmente, lo caricò dei bossoli. Mirò e, pim! pim! pim! Lo colpì. L'uccello, dopo qualche impennata, cadde giù, ma non si dava per vinto, si divincolava tra gli alberi.
Noi cuginetti che avevamo assistito al fatto, curiosi, gli correvamo attorno, mentre lo zio ci gridava di allontanarci poiché la gru con il suo collo lungo e il becco pericoloso si difendeva dando colpi a destra e a sinistra. Zio Peppino lo finì con un bastone.
Il bello è che poi provammo a mangiare la sua carne: era tanto dura che stentavamo a masticarla. Delle due l'una:
1. l'animale fu subito spennato e messo in pentola
2. dovendo cucinare un animale raro, la cuoca non seppe usare la ricetta giusta e le
modalità di cottura.
Certo è che allora, negli anni 40, erano tempi di magra, e quella carne per noi, anche se dura, fu come una manna caduta dal cielo.
riportato da Angelo (Lino) Galiano
fonte orale: Michele Spina (figlio di Teresina Galiano)