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UNA CASSAPANCA SULLE SPALLE A 70 ANNI
Papà ricordava suo padre Peppino con nostalgia e affetto, oltre che con grande rispetto. Un giorno ci raccontò un breve aneddoto i cui protagonisti erano stati proprio suo padre Peppino e suo nonno Angelo, detto da tutti i nipoti “lu tatangiulu”.
Pensate: con questo aneddoto che sto per riportare sono quattro le generazioni che si parlano, me compreso, anche se con modalità diverse, poiché il contenuto del messaggio per me è stato fonte di ispirazione per il comportamento da assumere in alcune circostanze.
Veniamo al fatto. Sarà accaduto intorno al 1922, quando il nonno Peppino era all’inizio del suo nuovo lavoro che, rispetto al primo, cocchiere, gli dava più prestigio e rispetto da parte di chi lo conosceva.
Il nonno, ormai vigile urbano dal 1921, sostava con un suo collega (che riferì quest’episodio a mio padre) all’ingresso del Sedile, l’allora sede del Corpo dei Vigili Urbani di Oria.
Ad un certo punto comparve sotto l’arco della piazza Manfredi suo padre, Angelo, che portava sulle spalle una cassapanca (la classica cascia) da restaurare.
In realtà era (direi meglio era stato, considerata la fase calante dell’attività e dell’età), un falegname dell’arte grossa molto apprezzato a cui il Comune aveva affidato dei lavori in seguito al ciclone del 1897 (v. scheda in mappa genealogica del sito, settore 4, cliccando su Angelo Raffaele). Poteva avere una settantina d’anni.
Il nonno Peppino, senza pensarci due volte e incurante della divisa che indossava, gli andò incontro, caricò sulle proprie spalle la cassapanca portandola fino alla bottega situata in via S.Giovanni Piccolo, poco distante dalla piazza.
Angelo Galiano
fonte orale: Pasquale Galiano