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UN INNAFFIATOIO PIENO DI SANGUE
Come si sa, del maiale si utilizza qualunque parte del corpo, anche il sangue. Col sangue cotto, con l’aggiunta di spezie, inserito nel budello d’animale a mo’ di salsiccia, si ottiene come insaccato il sanguinaccio, in gergo lu sangunazzu*.
Ora è proibito prepararlo in casa e consumarlo, soprattutto per motivi igienici, e ben a ragione.
L’aneddoto seguente ne è una riprova, ma anche un esempio di come ci si nutriva in tempi di magra. Il sanguinaccio aveva una sua pregnanza tutta particolare e lo mangiavamo volentieri. Ora mangiarlo, conoscendo i pericoli a cui si va incontro, è impossibile, anche se spesso noi stessi siamo vittime inconsapevoli di frodi alimentari di qualunque genere.
Orbene, una volta, parlo di una sessantina d’anni fa, d’estate, zio Peppino che villeggiava vicino alla nostra campagna di Carnale, disse a mia madre Teresina che all’indomani avrebbe fatto servizio come vigile urbano presso il macello comunale e che poteva mandare qualcuno dei suoi figli a prelevare del sangue per il sanguinaccio.
Non avendo recipienti idonei, mia madre diede a mio fratello Damiano l’innaffiatoio di zinco. Damiano fissò il recipiente sul portabagagli, davanti alla bicicletta, e si avviò al macello.
Dopo qualche ora fu di ritorno dopo aver percorso la strada di terra battuta (allora non vi erano strade asfaltate). La bicicletta, sussultando ad ogni fosso, faceva uscire fiotti di sangue dall’innaffiatoio che schizzavano il corpo di mio fratello, il quale, nella sua ingenuità, non sapeva darsi una risposta agli sguardi esterrefatti delle persone che incontrava durante il tragitto.
Difatti quando arrivò in campagna e lo vedemmo così lercio, noi ci mettemmo a ridere a crepapelle e lui, resosi finalmente conto della situazione, si sfogò così: “Pirdenni li cristiani mi uardaunu stuertu!”
fonte orale: Anna(Ninnicedda) Spina, figlia di Teresa Galiano
riportato da Angelo (Lino) Galiano
*Nel settore gastronomico il sanguinaccio può essere un piatto a base di sangue di maiale fritto, oppure un insaccato di sangue e grasso di maiale aromatizzati con spezie, o un dolce composto di sangue di maiale, cioccolato, burro, latte e zucchero, con aggiunta di pinoli e uva passa.
Riporto una ricetta oritana ritrovata in un quadernetto di appunti risalente ai primi del Novecento e scritto dalle signore De Angelis.
“Sanguenaccio: Tanto di sangue (di maiale) e tanto di acqua. Si mette il sale per quanto basta al palato, mandorle abbrustolite e pestate, essenza di corteccia di limone, noce moscata, cervella a piccoli pezzetti. Le budelle devono essere non di quelle troppo grosse né di quelle troppo fini e devono essere lavate con acqua tiepida, poi si empiscono e si legano nella lunghezza che si vuole. Si mette una casseruola di acqua sul fuoco, quando questa è calda abbastanza, si mette il sanguenaccio e a fuoco forte si fa bollire, e quando immergendo uno spillo non esce sangue, si mette un po’ di acqua fredda e si leva dal fuoco”.