Famiglia Galiano


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Ti è piaciuta la serenata?

+ Scampoli di vita...




T’è piaciuta la serenata? Che ne dici se…


Questa che voglio riferirvi fu un’esperienza raccontatami da mio padre e confermata con nostalgia, grande strasporto e ricchezza di particolari da alcuni suoi amici che con lui facevano gruppo come musicanti di serenate: Raffaele Passaro (detto Filuccio Passaricchio), Emilio Matarrelli, Pasquale Spina.
Erano musicanti, come tanti di Oria e delle regioni meridionali, che, pur non leggendo le partiture delle canzoni, erano in grado di eseguire i vari ritmi nelle tonalità di maggiore e minore e relative cadenze, insomma suonavano, come si suol dire, ad orecchio. E lo facevano con passione, esercitandosi spesso nel fine settimana; a volte bastava sentire una sola volta il brano della canzone che tutto era stato memorizzato; in realtà la musica vibrava nel loro intimo e la trasmettevano con la loro particolare sensibilità e abilità con gli strumenti musicali. Strumenti musicali semplici: chitarra, fisarmonica, mandolino, clarinetto. I musicanti erano richiesti per le serenate ai fidanzati, i festini per i matrimoni o per la partenza del giovane al servizio di leva militare, per i
capocanali (al termine della costruzione di una casa o alla fine della vendemmia o della raccolta delle olive, il proprietario, oltre a offrire un lauto cenone detto appunto capocanale, proponeva anche musica e balli, almeno fino a gli anni ‘60). Però quello che fa meraviglia, essi, ”motivati da grande passione”, “lo facevano per divertimento” non riscuotevano “nessuna parcella per la loro prestazione”, finiva, come si suo dire, a tarallucci e vino, con un buffè. Non per niente nel nostro paese c’è un detto che testimonia il modesto reddito dei musicanti o musicisti in generale :”Ci vuè viti la poscia netta, mpariti chitarra e scuppetta”, “se vuoi un portafoglio vuoto, impara a suonare la chitarra o un o strumento musicale o usa il fucile da caccia”. Noi forse spinti da uno spirito utilitaristico avremmo richiesto un corrispettivo, per cui ci è difficile immaginare un simile comportamento di questi animatori della felicità altrui con la musica, quando essi stessi avevano figli da sfamare, bisogni primari da soddisfare ed un lavoro saltuario e poco redditizio quale era generalmente le loro modesta professione di sarti, falegnami, elettricisti, calzolai!
Puntualizzati alcuni aspetti delle serenate che rappresentano un fenomeno ormai irripetibile e che caratterizza gli anni andati, passiamo a descrivere una festa a cui parteciparono i musicanti sopra menzionati e precisamente: Pasquale Galiano, mio padre, alla fisarmonca, Raffaele Passaro e Emilio Matarrelli alla chitarra, Pasquale Spina come macchiettista, Rodolfo Viapiana come cantante. Colui che programmò il tutto fu Angelo Spina in quanto volle offrire questa festa alla fidanzata francavillese, la sua fiamma di allora.
Giunti a Francavilla Fontana con le proprie biciclette (parliamo di un fatto prima del 1950) ed entrati nell’appartamento della famiglia dell’interessata, si esibirono offrendo buon umore ai presenti. Immagino anche con soddisfazione di Angiolino, il fidanzato, che su quella occasione aveva coltivato tante aspettative; difatti, sfruttando la ricorrenza della festa della Madonna della Fontana, ricorrente il 14 settembre, pensava in cuor suo di intensificare la rete delle conoscenze, in quel delicato memento del fidanzamento, tra parenti delle due famiglie: lui portava il fratello e il cugino Pasquale, lei avrebbe fatto conoscere la famiglia. L’atmosfera tipica della serenata e del festino col ballo e qualche sketch (allora era di moda
lu monucu e il direttore d’orchestra) eseguito da un macchiettista era uno stratagemma ideale per la buona riuscita del progetto.
Ma fu proprio così? La comitiva dei musicanti, terminata la prestazione, fu invitata a consumare il buffè preparato per l’occasione, il tutto innaffiato dall’
acquata (acqua/mosto ricavata dal lavaggio dei recipienti serviti nel palmento per il trasporto del mosto).
Qualcuno ebbe modo di sgraffignare in cucina più di qualche polpetta di carne dalla coppa riservata per il pranzo/cena ufficiale della famiglia. Sta di fatto che i “commensali oritani”, da veri affamati, ma con grande garbo, fecero piazza pulita e degli alimenti e dell’acquata.
Passaricchio ebbe l’ardire di avvicinarsi al capofamiglia e chiedere ancora dell’acquata. Questi, che era andato già in cucina e si era accorto delle poche polpette rimaste, si mostrò alquanto irritato e fece intendere che la festa era ormai finita. Al che, con un fare ingenuo e compassato, Passaricchio rincarò la dose: “Uè Nù, ce t’è piaciuta la festa ca t’umu fattu? Ce t’umu datu soddisfazioni?”
“Si, ticimu ca è sciuta bbona (Ma in cuor suo pensava:
Ci no vi ni sciati…)
“E ce n’ai a piaceri ci vinimu fra tre sittimani pi la festa ti la Maculata?”
”Mo vi n’ut’à sciri oh, ca m’utu c… lu c…vui e la M. ti la funtanaaaaaaa!”
La comitiva in realtà non mise più piede in quella casa e i due fidanzati sciolsero i loro rapporti.




Angelo (Lino) Galiano








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