Famiglia Galiano


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Quegli strani pacchi

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QUEGLI STRANI PACCHI (E AUTOMOBILISTI) DEGLI ANNI '50...


Da piccolo non mi mancava la fantasia per organizzare con mio fratello Tonino alcuni scherzi.
Circa 60 anni fa, la mia famiglia si trasferì nella nuova casa della periferia oritana, in contrada Beneficio.
Poco distante c’era la via principale che conduceva a Francavilla Fontana. Era la più frequentata dagli automobilisti e il fatto che fossero sospesi i nostri giochi con la palla per l’arrivo delle auto ci spinse a tentare un dispetto, direi uno scherzo tutto sommato simpatico, nei loro confronti. Volevamo in qualche modo vedere le loro reazioni in seguito ad una nostra allettante proposta. State a sentire.
La proposta era questa: riciclando scatoloni di cartone, confezionavamo dei pacchi con dentro stracci, terra, sassi e vecchie cose insignificanti. Era eccitante lasciarli nel bel mezzo della via, nasconderci dietro al muretto e aspettare che gli automobilisti passassero. Cosa succedeva? Molti si fermavano e li portavano via!
A volte legavamo il pacco ad un filo di spago e noi ad aspettare dietro al muretto.
Un bel giorno i nostri sforzi furono premiati quando sentimmo la frenata di una macchina. Noi riuscimmo a tirar via il pacco, afferrarlo e fuggire verso casa con quel signore alle calcagna.


Entrati in casa, mentre spiegavamo il fatto con poche battute alla mamma Giulia, sentimmo suonare il campanello. La mamma, rassicurandoci con un cenno, aprì. Comparve il signore che con un fare rabbioso e con un tono arrogante disse di aver perso un pacco e quei ragazzini che gli stavano di fronte se n’erano appropriati.
La mamma, non riuscendo più a contenersi, scoppiò in una delle sue solite risate, dicendo: “Caro signore,questo è il pacco che avete perso? No di certo. Adesso vi
faccio vedere il contenuto”. Lui era contrario, diceva che non era il caso e che andava di fretta.
La mamma incurante delle sue giustificazioni, aprì e gli fece vedere gli stracci.
Fu uno spettacolo “teatrale”: questo signore, preso da vergogna, arrossì, senza parlare girò le spalle e andò via con la coda tra le gambe.
La mamma, una volta chiusa la porta, ci rimproverò ad alta voce: ” Vagnù, ci cuntinuati ccussì, nu giurnu ti quisti vi meritati nu uardoni ti mazzati!
Ma si accorse di aver esagerato, poiché tale minaccia si trasformò in una solenne risata che contagiò anche noi due. La sua pancia, piuttosto pronunciata, saliva e scendeva, sembrava che ballasse la taranta. La mamma Giulia rideva così. E chi ne approfittava di quella sua caratteristica, sollecitandone il riso con battute comiche, era lo zio Pasqualino quando veniva a casa nostra.

Giuseppe (Pino) Galiano da Genova






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