Famiglia Galiano


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Luciano il fifone

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Luciano il fifone

 

1) "Para La Mula"
In estate era consuetudine ritirarci in campagna alla contrada Spirito Santo. Accanto abitava il compare Leonzio, detto Nunnu Leonzio, e le sere calde dell'estate ci portava a riunirci da quest'ultimo per chiacchierare. Una sera, all'orario del rientro, a metà strada, si udì la voce del compare che diceva: "Cumpa Lucià para la mula ca è scappata". Papà, siccome era un fifone, anziché aiutarlo, si mise a scappare via, tanto che i talloni gli arrivavano al sedere. Si rinchiuse così, in tutta fretta, in casa, sbattendo dietro di sè la porta, mentre il mulo passò liberamente. Fu ritrovato la mattina seguente alla contrada Gallana. Il compare Leonzio, al ritorno, disse a papà: “Cumpa Lucià, mi bbinchiava cu ti critu cu pari la mula!” E papà rispose: “E ce mmera ffa fottiri?”.
(fonte orale: Giovanna - Vanna - e Silvia Galiano, riportato da quest'ultima)


2) Il pipistrello
Una notte, sempre alla stessa campagna, erano già andati a letto, e tra la mamma e papà dormiva Pino che era piccolo. Silvia non era ancora nata. Dal caminetto entrò un pipistrello e svolazzava per tutta la stanza. Allora mi presero dal lettino e ci infilammo tutti sotto il lenzuolo coprendoci “capu e pieti”per il fatto che papà era un gran fifone, chiedeva alla mamma di alzarsi per aprire la porta e far uscire il pipistrello, questa, a sua volta, avendo altrettanta paura diceva a Pino di sbirciare dalle lenzuola per vedere se il pipistrello era andato via. Pino, che ancora non pronunciava bene le parole, diceva: “Eccu, eccu”, indicando col dito dove si trovava il pipistrello. Alla risposta di Pino, papà pronunciò queste parole: “Li muerti sua, sta faci li voli ti la puttana di mammasa. Disgraziatu!”così che, nonostante il caldo afoso, trascorremmo tutta la notte sotto il lenzuolo alzandoci così la mattina seguente tutti sudati. (
fonte orale: Giovanna - Vanna - Galiano, riportato da Silvia Galiano)


3) Il terremoto
L'estate del 1962 eravamo in villeggiatura a Campomarino e quella sera ci eravamo coricati abbastanza presto. Tony (il nipotino, nato da Vanna) aveva pochi mesi ed era nel letto grande insieme alla nonna Amelia e a nonno Luciano. Quando tutti dormivamo, Tony cadde dal letto e la mamma, per la paura, sobbalzò sul letto, gridando: “ Il bambino è caduto!”. Papà, ancora assonnato, sentendo scuotere il letto, ha creduto, invece, che fosse una scossa di terremoto. Si alzò immediatamente dirigendosi verso la porta di uscita, gridando come un pazzo “terremoto, terremoto” e invitando gli altri ad uscire. Nel frattempo saltò via pure la luce e io che ero stata svegliata dal trambusto, vedendo un'ombra vicino alla porta, cominciai a gridare: “ I ladri, sono entrati i ladri!”. Quando mi resi conto di quello che stava accadendo, cercai di tranquillizzare papà che non era il terremoto, ma che era stata la mamma, con il suo mastodontico peso, a muovere il letto e che il bambino era caduto. La mamma, nel frattempo, si arrabbiava perché papà non riusciva a capire che non era stato il terremoto, invece di preoccuparsi del bambino che molto probabilmente si era fatto male. Intanto lui era già arrivato alla porta ed aprendola rimase di stucco vedendo tutti i vicini tranquillamente seduti fuori a conversare.
(fonte orale: Giovanna - Vanna - Galiano, riportato da Silvia Galiano)

 

 
 
 







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