Famiglia Galiano


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Il vestito e le fave scondite

+ Scampoli di vita...




Il vestito e le fave scondite


1955, vigilia di una festa che non ricordo.
Papà che faceva il sarto, confezionava i vestiti per delle scedenze più o meno convenzionali: o per un matrimonio o in ricorrenza di una grande festa che poteva essere Pasqua, Natale, S. Cosimo, S. Barsanofio. Ricordo che alla vigilia di una festa papà attendeva il cliente per la consegna. Sapeva però che non era un cliente puntuale nei pagamenti, ma una persona “zoppa”, come si diceva dalle parti nostre. Quella volta aveva pensato bene a non mandare il vestito con la classica “bandinella” (la stoffa di panno nero che avvolgeva il vestito) in casa dell’interessato attraverso i due corrieri che in quel periodo eravamo io e mia sorella Antonietta, due ragazzi di 9 e 10 anni, facilmente liquidabili con “poi passo io da papà…”
In quel periodo vivevamo in ristrettezze economiche e quell’incasso sarebbe stato l’unico sostentamento per tante bocche da sfamare: allora eravamo sette figli più mamma e papà. Mio padre attendeva il cliente con una certa apprensione. E giunse. Puntualmente, al momento della consegna non volle pagare, rinviando così il suo dare (3.000 lire allora, giacca, pantalone e gilè) ad altra data. Papà non mollò. Dopo una discussione piuttosto animata il tizio andò via senza vestito. Ci sedemmo a tavola, avevamo nei nostri piatti fave senza condimento dell’olio e senza companatico. Ricordo che c’era un clima particolare in quella stanza polivalente (ingresso, sala da pranzo, cucina, laboratorio sartoriale, lavandino per lavarci): un silenzio assoluto e un disagio esistenziale sul volto e nell’intimo di tutti. Ciascuno si chiedeva: ”Come faremo a campare se la situazione è questa?”
Ricordo che Fedela, con le lacrime agli occhi, ebbe la forza di dire: “Sarà così ogni giorno?” Tranquillo papà ci guardò in volto e ci rassicurò: “Oggi è andata così. Domani sarà un altro giorno e vedrete che andrà meglio”. Questo pizzico di ottimismo mi è servito nei momenti più difficili della mia vita. Lui che con la mamma aveva portato avanti ben dieci figli per tutto il ciclo evolutivo del suo nucleo familiare, aveva ancora tanto coraggio e sperava in un mondo migliore, pur subendo una serie di privazioni e condizionamenti. Papà e la mamma erano ben temprati, avevano vissuto poco prima il disagio della guerra. Papà in realtà era ottimista poiché, a ben riflettere, regalava allegria ad altri: suonava la fisarmonica portando le serenate ai fidanzati e musica ai festini, sposalizi, capocanali
Ebbene nello stesso giorno papà fu chiamato dal maresciallo dei carabinieri tramite il nostro dirimpettaio Domenico Del Monte, carabiniere, con cui avevamo avviato un rapporto di sincera amicizia. Il maresciallo gli consigliò di cedere alle pressioni del cliente che in qualche modo rivendicava la sua stoffa in quanto lui stesso l’aveva comprata, prima della confezione. Prevalse in mio padre il buon senso. Primo, perché aveva il rispetto per la benemerita, secondo, perché dando il vestito avrebbe sperato un domani di avere il corrispettivo, difatti se lo tratteneva neanche una lira avrebbe potuto ricavare. Alcuni clienti, massari, operai, se ne approfittavano, mettendo in atto la tecnica della dilazione, vanificando così il lavoro di papà.
Negli anni ’60 cominciarono ad aprire i primi negozi di abbigliamento maschile e la maggior parte si riversò in quei negozi. Fu così che il lavoro andò scemando e papà ricorse ad altre attività: venditore ambulante di ricordini durante i festeggiamenti dei Santi Medici, muratore, operaio presso la Montecatini di Brindisi, benzinaio: volle mantenere fede al suo impegno di uomo, di marito e di padre, accanto ad una donna, compagna di vita sempre paziente, disponibile nel condividere i tanti sacrifici, premessa preziosa e imprescindibile delle nostre affermazioni.
Grazie papà Pasquale, grazie mamma Franca.




Angelo (Lino) Galiano








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