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Il re senza scrupoli
Un re voleva piegare ai suoi voleri tutto il popolo, aumentare a dismisura il suo patrimonio, sottrarsi al giudizio di qualsiasi tribunale, mettersi al di sopra delle leggi naturali e civili.
Convocò i suoi consiglieri; alcuni di loro erano esperti nel congegnare cavilli giuridici, altri bravi come mercanti di parole, altri, benché di intelligenza limitata, senza scrupoli e votati a tutto pur di servire il loro padrone.
Li confinò in una delle sue innumerevoli residenze e disse loro:” Non uscirete da qui, finché non avrete escogitato un marchingegno che mi permetta di addomesticare il popolo, spogliarlo dei suoi diritti e renderlo servile”
I consiglieri lavorarono al progetto di giorno e di notte; dopo un mese trovarono la soluzione che sembrava loro la più idonea: impossessarsi di tutte le stazioni emittenti televisive, trasmettere programmi in tutte le ore del giorno finalizzate alla manipolazione delle coscienze, all’intorpidimento delle menti, alla distruzione di ogni reattività del pensiero critico. Chiesero udienza al re, che intratteneva la corte con barzellette e con canzoni, ed esposero il progetto.
“Sire, da secoli per depotenziare i nemici e per indebolire gli avversari si è ricorso alla spoliazione dei beni materiali o alla loro distruzione. Ma una volta piegati i nemici o gli avversari, questi trovarono il modo e il tempo di riaversi e di ritornare a gestire il potere perso.”
Detto, fatto. Con speculazioni di vario tipo, con l’appoggio e la protezione di altri potenti della terra, il re riesce ad impadronirsi di tutte le reti televisive. Invita a corte i migliori stregoni pubblicitari che tracciano le linee essenziali e i criteri a cui si devono attenere le trasmissioni per ottenere l’effetto voluto: la manipolazione delle coscienze e la mistificazione della realtà, che diventa solo immaginaria e come si è solito dire virtuale.
Vengono trasmessi programmi seriali, storie che non finiscono mai, che si dilatano nel tempo. I personaggi sono sempre ricchi proprietari, di cui si raccontano gli intrighi, le gelosie, le vendette, gli arrivismi, i tradimenti. Lo spettatore, ma soprattutto le spettatrici, si appassionano a queste storie insulse e senza accorgersene credono di essere loro i protagonisti. I rintocchi alla porta di casa o gli squilli al telefono non vengono avvertiti, tanto sono immersi nelle storie trasmesse. Inutili i pianti dei bambini che chiamano la mamma. Gli eventi televisivi crogiolano alcuni disvalori e alcune speranze: il successo, il profitto ad ogni costo anche con mezzi illeciti, l’arroganza e la prepotenza, l’arrivismo, la convinzione che la felicità è a portata di mano.
E’ sparito il vicinato, il luogo diretto di confronto e di discussione e di verifica degli accorgimenti adottati per risolvere i problemi quotidiani o per adottare accorgimenti per l’educazione dei figli. Le persone sembrano aver perso la lingua: ormai sono impegnati solo i loro occhi e le loro orecchie. E bevono da mane a sera storie e intromettano disvalori. La loto mente si svuota, i loro valori come la solidarietà, la comprensione, l'onestà si sbiadiscono sempre di più. Quando capitava, parlavano solo di calcio, trasmesso periodicamente dalla televisione o di gare automobilistiche. Le discussioni calcistiche erano diventate un surrogato di quelle politiche. L’effetto sperato dal re era ormai realizzato; solo lui si doveva occupare di politica, perché la gestione politica doveva essere necessariamente monocratica. Tutto veniva deciso dalla corte regale e i cittadini diventavano sempre più succubi e più gonzi. Smantellati i partiti, morte le ideologie e legittimato il potere del re con il far credere che fosse stato autorizzato o, come si diceva secoli fa, investito dal popolo, parola che denota un tutto ma che non trova riscontro nella realtà. Il gusto, i criteri di scelta e l’autonomia personale nelle discussioni scomparsi, tutto veniva orientato da una subdola, massiccia ed ossessiva pubblicità. Il telecomando era un illusione, non si comandava nulla, perché l’alto decideva tutto, fino a far diventare meri automi tutti i cittadini. Occorreva ammorbare le menti, spegnere il raziocinio, governare e catturare le emozioni dei telespettatori e allora dai con scene di violenza sempre più cruenti e di sesso sempre più piccanti. C’era un pericolo per lo strapotere del re, che si arricchiva sempre più con il ridurre i cittadini a meri consumatori incalliti e noncuranti del risparmio, della salute e di scelte oculate: poteva improvvisamente riaccendere la coscienza, anche se in una singola persona. Come scintilla avrebbe acceso una gran fiamma e il regno di carta del re televisivo si sarebbe squagliato come neve al sole. Ma ecco uno stratagemma, affidato all’onnipresente e all’onnipotenza della scatola catodica: far prendere parte, anche se per pochi minuti, a trasmissioni televisive: l’apparire diventa il surrogato dell’esistere. Se io appaio, io esisto. Anche la mente dei bambini e dei ragazzi venivano forgiate secondo il volere del re, resi marionette che si animano solo se mossi dal burattinaio.
Rimanevano inchiodati per ore ed ore dinanzi alla scatola televisiva e assorbivano trasmissioni banali, insulse, non in linea con le caratteristiche proprie della loro età. Venivano espropriati della loro immaginazione, dello loro genuinità e immediatezza. I loro comportamenti corrispondevano ai modelli diffusi dalle trasmissioni televisive. Non c'era più tempo per giocare, per socializzare, per cercare compagni, per consolidare amicizie, per trovare il modo di vivere la loro individualità. Un bambino non era più una nuova proposta, ma una fotocopia, dato che la forza persuasiva e manipolatrice delle trasmissioni televisive imponeva gusti, comportamenti, reazioni omologhe. Ingurgitavano meccanicamente, mentre era attratti dalle trasmissioni, di tutto: patatine, merendine, biscotti trattati con cioccolato, insomma tutti i prodotti reclamizzati nei frequenti intervalli degli episodi trasmessi, con grave danno per la loro salute, dato che diventavano obesi, perdendo la grazia e l’armonia e le caratteristiche fisiche dei corpi infantili. Non si sentivano più i loro strilli, le loro grida e i loro pianti.
Un giorno il Signore Iddio volse lo sguardo alla Terra e si accorse che la sua più bella creatura, l’uomo, stava per essere stravolta. Egli aveva dotato l’uomo del libero arbitrio, della libertà, perfino della facoltà di ribellarsi anche a Lui stesso.
Non poteva permettere che l’uomo fosse privato del dono più prezioso: la libertà.
Tante volte aveva aiutato gli oppressi, i vinti, gli uomini schiavizzati e fatto riconquistare loro la libertà. Tutta la storia è un teatro di lotta per la libertà. Ora si consumava un dramma epocale, perché la libertà non era solo coartata, ma spenta. Il Signore Iddio poteva sopportare e nello stesso tempo comprendere finanche la bestemmia e l’ingratitudine contro di Lui e perfino l’essere rinnegato, ma non la distruzione di ciò che aveva conferito all’uomo: la libera scelta, l’autonomia, il libero pensiero. Inviò subito sulla Terra un suo angelo emissario, che, una volta giunto a destinazione, studiò il modo e i mezzi per poter ripristinare ciò che Dio aveva creato. Con una spada di fuoco distrusse tutte le emittenti televisive che non potettero più spargere le loro droghe ammorbanti tra gli uomini di buona volontà. Avvenne il caos: tecnici, implorati e venerati, cercavano di riparare i guasti; le famiglie in lutto, disperazione e sconcerto si diffusero immediatamente; qualcuno giunse sino alla soglia del suicidio; bambini come inebetiti guardavano nel vuoto; imprecazioni a non finire; tutti avvertivano un senso di vuoto, del nulla; le mamme si rifiutavano da preparare da mangiare; bambini di andare a scuola; adulti che erano già stanchi prima di espletare le loro mansioni lavorative; donne che non sapevano più cucinare perché non più indottrinate dalla TV; vecchi che invocavano la propria fine. Poi un silenzio sovrastò la città. Ma un mattino di sole splendente una ragazza si mise a canticchiare, a quella voce ne seguì un’altra e poi un'altra ancora; un uomo augurò distintamente e a gran voce il Buon giorno al suo vicino e così fecero tanti altri; un giovanotto imbracciò la sua chitarra e strimpellò una canzone d’amore; si ridestarono come d’incanto il suonatore di violino, seguito da suonatori di altri strumenti; le mamme chiesero alle nonne istruzioni per preparare da mangiare; squillò la campanella della scuola e i bambini vi accorsero felici e contenti, i vecchi rimisero in movimento le loro gambe, rattrappite per lungo tempo e si ritrovarono e ripresero ad evocare le storie dei loro tempi. La vita autentica era tornata e con essa la libertà, la voglia di progettare, di solidarizzare. La ruota del libero pensiero si rimise in movimento. Ciascuno ritrovò se stesso, la nostra autentica ricchezza, la nostra specifica ed non duplicabile individualità. Il re a queste notizie si strappava i capelli (quelli rimasti) per la disperazione; si strappava le vesti; aggrediva i suoi consiglieri. Non si mangiava, né si dormiva più nella reggia; si sentivano solo lamenti e grida animalesche. Dio ebbe pietà anche di questo malfattore: aprì le porte dell’Inferno e ve lo inchiodò per l’eternità.