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GALIANO COSIMO DAMIANO |
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Figlio di Angelo Michele Galiano e Giovanna Scarciglia
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Nato a Oria, decimo fra dodici fratelli e sorelle: Luciano Barsanofio Michele, Elena Maria Dolorosa, Elena Dolorosa Stefania, Giuseppe Cosimo Damiano, Elena Maria Concetta Immacolata, Pasquale Emanuele Salvatore, Michele Francesco di Paola, Michele Barsanofio, Luisa Assunta, Cosimo Damiano, Francesco di Paola, Teresa di Gesù |
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01. |
Nascita: nacque a Oria il 4 gennaio del 1895 e venne battezzato nella Cattedrale il 13 dello stesso mese. |
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02. |
Decimo di dodici fratelli e sorelle: Luciano Barsanofio Michele (dec. in guerra d’Africa – Adua, 1896), Elena Maria Dolorosa (dec inf), Elena Dolorosa Stefania (dec. inf.), Giuseppe Cosimo Damiano, Elena Maria Concetta Immacolata, Pasquale Emanuele Salvatore, Michele Francesco di Paola (dec. inf.), Michele Barsanofio, Luisa Assunta, Cosimo Damiano, Francesco di Paola (dec. inf.), Teresa di Gesù. |
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03. |
Grado di istruzione: frequentò la scuola dell’obbligo fino alla VI elementare. Nelle sue lettere scritte alla fidanzata ebbe modo di manifestare un linguaggio espressivo ricco e originale. |
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04. |
Stato civile: coniugato. |
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05. |
Descrizione fisica: gruppo sanguigno Rh positivo, altezza cm 170, peso 68 Kg, capelli e occhi castani, viso roseo, cicatrice all’avambraccio sinistro per una granata durante il primo conflitto mondiale; numero di scarpe 41, taglia d’abito 50, naso aquilino, segno zodiacale capricorno. |
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06. |
Servizio militare: caporale di fanteria, partecipò alla guerra del 1915/18 (27 mesi in trincea), fu ferito all’avambraccio sinistro da una granata e ricoverato all’ospedale militare di Mesagne (ferita dalla lunghezza di cm 9 e dalla profondità di cm 7 che richiese un particolare intervento chirurgico, senza anestesia), congedato dopo la guarigione, nell’autunno del 1919, gli venne conferito il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto. Per la ferita riportata al braccio fu ricoverato presso l’ospedale militare di Mesagne e l’ospedale Istituto Albanese di Palermo; durante il periodo mesagnese conobbe la giovane Pasqualina che poi sposò. |
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07. |
Sposò in prime nozze il 20/3/1922 in Mesagne, presso la chiesa di Loreto (Rito), Ostuni Pasqualina di Ernesto e Rubino Vincenza (erroneamente riportato “in Ceglie Messapico” a pag.490 n.1175 suppl.C al cap.15 del registro dei Matrimoni presso la Cattedrale di Oria). Vedovo il 29/6/1949, sposò in seconde nozze la cognata Luisa Atonia Ostuni. |
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08. |
Figli: Giuseppe Angelo n. 24/4/1924 e dec. inf. il 20/1/26, Giovanna n. il 3/5/1925 e dec. inf. il 29/1/1925, Giuseppe Angelo n. 8/9/1926, cgt. con Josè Pignatelli, Angelo Pasquale n. 17/1/1930, cgt. con Annunziata Ferretti, Elio Emmanuele n. 2/1/1933 e dec. inf. 19/1/34, Elio Antonio Pietro n. il 20/7/34, cgt. con Giuseppina Di Giovanni, Vincenzo Michele n. 27/5/37, cgt. con Concetta De Vicienti , Giovanna n. 2/2/1943, cgt. con Francesco Morleo. |
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09. |
Attività professionali preminenti o mestiere svolto: di lui fino all’età di 23 anni (1918) non sappiamo nulla. Alcune informazioni indirette però possiamo ricavarle dalle sue lettere inviate nel periodo 1918/21 alla fidanzata Pasqualina. Di sicuro aveva frequentato una bottega sartoriale in Oria sin da ragazzo, poiché durante la sua convalescenza nell’ospedale di Mesagne, nel giugno 1918, cucì un vestito al tenente cappellano. Durante un permesso breve, a luglio, gli morì sua mamma Giovanna ( aggravatasi in breve tempo, forse per itterizia, poichè risulta che fosse andata ad assistere il figlio all’ospedale il 7 e 16 aprile e il 7 giugno). Nel novembre del 1918 fu trasferito presso l’ospedale di Palermo e lì, scriveva alla fidanzata, lavorava per tutto il girono (senza precisare le mansioni) e non disponeva di mezzi finanziari per divertirsi la sera. Nel dicembre del 1919, dopo essere stato finalmente congedato - la sua degenza durò dall’aprile 1918 al dicembre 1919 -, rientrò in Oria. Lavorò come sarto. Scriveva alla fidanzata: “…vado la mattina alla bottega e lascio a mezzogiorno, all’una torno al lavoro e lascio alle 10 la sera”. Lavorò in Oria fino all’estate del 1920. A novembre di quell’anno si trasferì a Muggia (Trieste) e, stando alle informazioni rese oralmente dalla figlia Giovanna, frequentando un bravo sarto di origine ebraica, si perfezionò nel cucire anche vestiti maschili e femminili da cerimonia (smoking, abiti di gala e da sposa). Di sicuro aprì a Muggia un laboratorio sartoriale, poiché inviò alla fidanzata una lettera il 19/12/1921 recante in alto un’intestazione impressa con timbro con la dicitura “SARTORIA MODERNA – GALIANO COSIMO – MUGGIA”. Rientrato per il Natale del 1921 in Oria, ufficializzò il fidanzamento e nel marzo del 1922 si sposò. Stabilitosi subito a Mesagne aprì una sartoria dove lavorò fino al 1970. Sul retro di una sua foto inviata al padre Angelo, qualche mese dopo l’apertura, lo informava che aveva avviato una sartoria con sei principianti e implorava per questa “impresa” la preghiera della sua mamma defunta. L’esperienza di Muggia gli avrebbe consentito in futuro di soddisfare le richieste di clienti mesagnesi più esigenti, di affermarsi nel settore e di insegnare come “maestro sarto” i segreti del mestiere ad altri discepoli. Il gruppo dei collaboratori aumentò nel tempo, a seconda delle esigenze; per un periodo limitato (dopo il 1949) ebbe pure la collaborazione di un’altra sarta esperta per i vestiti d’alta moda, la cognata Antonietta Losavio di Taranto, rimasta vedova di Pasquale nel 1929. Ospitò in casa per qualche tempo (intorno al 1924) anche il nipote Luciano di Oria, consentendogli di perfezionarsi in quel settore. Il laboratorio era situato accanto alla propria abitazione, all’angolo del corso Roma, n. 102, di fronte all’ospedale. L’abitazione apparteneva alla famiglia della fidanzata Pasqualina; durante la degenza in ospedale per curarsi la ferita subita in battaglia, aveva avuto modo di osservare dalla finestra la giovane dirimpettaia e se n’era invaghito. |
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Associazioni frequentate, religione: società operaia mesagnese, religione cattolica, socialista, iscritto al sindacato della CGIL. |
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Hobby, abilità varie e tratti della sua personalità: era abile nel suonare la chitarra, probabilmente senza conoscere la musica scritta. Seppe tessere buoni rapporti (allora soprattutto epistolari) tra la sua famiglia e la fidanzata ancora prima del fidanzamento ufficiale (due lettere della sorella Luisa subito dopo il decesso della madre Giovanna (1918) e la cartolina della sorella Teresina. In più circostanze fu schietto nell’esprimere le proprie convinzioni. Molto disponibile ad accogliere i parenti in circostanze particolari. Ospitò la nipote di Francavilla, Rina, durante il periodo in cui lei era insegnante elementare a Mesagne; mise a disposizione la sua casa anche al nipote Luciano per i motivi sopra descritti, alle nipoti Ninia, Gianì ed Elena (figlie del fratello Michele di Oria), ai nipoti di Brindisi, specialmente durante il secondo conflitto mondiale per lo sfollamento, a causa delle incursioni aeree. I figli Angelo e Gianna ci ricordano che Cosimo era solito alzarsi di buon’ora, dedicando il lunedì al taglio della stoffa; dopo la pausa pranzo e il riposino – durante il quale bisognava rispettare il silenzio assoluto – riprendeva a lavorare fino ad una certa ora, esigendo da tutti i collaboratori silenzio e impegno durante il lavoro. La sera passava il tempo libero giocando a carte presso la sede della Società Operaia. Durante il periodo estivo, smaltito il lavoro, dopo il 16 luglio per la festività della Madonna del Carmine, della quale lui era molto devoto, trascorreva le serate o il fine settimana a Oria, in contrada Carnale, dove spesso villeggiavano i parenti o anche la propria famiglia; era solito collegarsi tra Mesagne e Oria con la bicicletta. I figli sottolineano un particolare comportamento di Cosimo nei riguardi dei clienti all’atto della consegna del vestito: chiedeva il corrispettivo in funzione del loro presunto livello socio-economico. Cosimo si inserì bene nel contesto sociale mesagnese, poiché, oltre ad avviare la sartoria molto apprezzata dai cittadini, volle partecipare alla vita civile e religiosa. Come componente del comitato feste, memore della processione dei Misteri che si svolgeva il venerdì santo con grande e sentita partecipazione di pubblico nel suo paese natale, si prodigò perché fosse meglio valorizzata la processione dei Misteri. Espletò con scrupolo ed impegno esemplare l’incarico di consigliere nell’Amministrazione Ospedaliera di Mesagne nel periodo 1945/50. |
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Testamento: nessuno. |
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Le residenze: corso Roma 100, Mesagne. |
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Decesso: in via Roma 100 il 24/12/1973 per enfisema polmonare; sepolto a Mesagne nella cappella della Società Operaia. |
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Fonti storiche e oggetti personali: archivio della cattedrale di Oria, archivio diocesano presso la biblioteca Kalefati di Oria, foto di famiglia, interviste e testimonianze rilasciate dai figli Giovanna, Elio, Angelo; lettere manoscritte dedicate alla fidanzata, cartoline, foto con dedica. Si allega qualche rigo vergato a mano per un eventuale approfondimento grafologico. |
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