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CARMELA, CI PESI QUESTE FETTE DI PANE?
Zia Luisa seguendo la scia dei suoi ricordi, mi ha riferito che sua madre Fedela leraccontò un aneddoto accaduto intorno al 1914/15 ai suoi fratelli quando lei non era ancora nata.
I suoi fratelli Luciano, Angiolino, Cosimo e Michele, avendo avuto in mano una fetta di pane come merendina, si contendevano le fette dicendo vicendevolmente che la propria era più piccola dell’altra. Al che la mamma – riferisce zia Luisa, - un po’ seccata per questeminuzie, sbottò: “E ce vi l’ogghia pisari puru? No vititi ca so’ tutti uguali?”
“Pisari… pisari…pisari…” Questa parola stimolò quei quattro marmocchi a scendere giù ed entrare nella “putea”, nell’attiguo negozio di generi alimentari gestito da una comare di famiglia, la comare Carmela.
Si presentarono quindi a lei e le chiesero di pesare sulla bilancia la propria fetta di pane. La comare, guardando divertita le fette sospese per aria dalle quattro manine e quegli occhi imploranti, andò sull’uscio e ad alta voce chiamò: “Cumma Fidè, scinni nu picca abbasciu ca t’ogghia fa vitì ‘na cosa…”
Ora, nel 2009, nelle nostre famiglie, i bambini il pane lo lasciano, mangiano altro, – conclude zia Luisa.
(fonte orale: Luisa Galiano, riportato da Angelo Galiano)