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FACCI TI NASCONI
Nei contatti telefonici con mio cugino di Genova, Pino, la parola d’ordine che ci contraddistingue è facci ti nasconi.
Questa parola strana mi ricorda un aneddoto che vi voglio raccontare.
La nostra campagna, per intenderci, quella di papà e mamma (Cosimo Galiano e Cernilia Manisco), era un luogo di incontro preferito dei nostri parenti, intorno agli anni 50. Si scherzava e si giocava.
Una volta ospitammo per un’intera giornata gli zii Michelino, Giulia e i cuginetti. Tra questi vi era Pino.
Tra un discorso e l’altro, Pino sentì dire che vi era in Oria una certa Lisetta la monucu che comprava le cicale. Pino abboccò. Difatti, tutto entusiasta si fece dare un barattolo di salsa che avevamo a portata di mano, la cosiddetta “buatta” di latta dal coperchio pieghevole. Quindi si mise a caccia di cicale. Impiegò tutto il giorno, alla fine si presentò con una sola cicala. Chiese se Lisetta la monucu l’avrebbe comprata.
Si, si, non ti preoccupare, la comprerà lo stesso – gli fu garantito da tutti i presenti.
E lui, rassicurato, conservava gelosamente la cicala, senza togliere la mano dal coperchio.
Mia sorella Paola gli chiese ripetutamente di fargliela vedere.
No, senò vola via e addio soldi - rispose Pino.
Dopo le tante insistenze e rassicurazioni di Paola, Pino sollevò il coperchio e vvvvvvv… la cicala volò rapidamente.
Pino sbiancò, guardò fisso e minaccioso Paola, poi gridò: - Facci ti nasconi!*
* Questo termine, nasconi, attribuito come soprannome alla famiglia Dragonetti di Oria, nella lingua dialettale locale vuol dire narice grande: in effetti Paola aveva due narici molto pronunciate con un naso a patata, e questa caratteristica molto evidente suggerì a Pino di inveire contro di lei con l’epiteto facci ti nasconi.
riportato da Angelo Galiano
fonte orale: Fedela Pasqualina Galiano